Con stupore e meditazione. Nella Messa dell’ultimo giorno dell’anno ci deve essere in ogni cristiano l’atteggiamento di Maria, che – ci dice san Luca nel suo Vangelo – davanti a quello che accadeva in quella grotta a Betlemme «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Nella sua omelia, pronunciata in Cattedrale durante la Messa solenne dell’ultimo giorno dell’anno, il vescovo Maurizio Gervasoni ha invitato a ritrovare l’atteggiamento della Madonna. «È un atteggiamento – ha detto mons. Gervasoni – che vorrei suggerire a tutti noi questa sera, perché anche noi, davanti a questo anno che abbiano trascorso, possiamo assumere lo stesso sentimento di stupore e di meditazione».

(foto di repertorio)
NOI MA DIVERSI Il cambio dell’anno è un momento propizio per fare il punto della situazione, valutare ciò che è successo, renderci consapevoli di quanto, nel tempo, cambiamo, perché «siamo sempre noi, eppure siamo sempre diversi». Monsignor Gervasoni ha ricordato che «questa costanza della nostra coscienza e della nostra memoria e la valutazione delle cose che ci succedono e succedono agli altri costituisce l’elemento forte della memoria che noi poniamo alla fine dell’anno. E ci domandiamo che senso abbiano». È proprio in un momento come questo che dobbiamo fare come Maria, «che sente queste cose e le medita e cerca di capire cosa il Signore abbia da dirle». Perchè proprio questo è il punto: comprendere cosa il Signore ci vuol dire. «Dobbiamo domandarci – ha proseguito il Vescovo – che senso ha avuto la nostra vita in questo anno, che cosa è stato davvero promuovente per noi, per la nostra comunità, per la nostra famiglia, per il mondo. E che cosa invece è stato disastroso, cosa abbiamo sottovalutato, che cosa abbiamo eccessivamente temuto o desiderato. Insomma, dobbiamo rileggere alla luce della sapienza il tempo che ci è stato dato».
CONFRONTI La lettura del tempo e degli eventi deve essere l’occasione per confrontarci con ciò che è accaduto, ciò che abbiamo fatto, con quello che la Parola di Dio di dice essere il destino del mondo. «E imparare ad avere fede, a riconoscere il cammino di fede nella nostra vita». Conducendo la propria riflessione sul tempo, il Vescovo ha invitato «a rileggere alla luce della fede l’anno che è passato», domandandosi «come valutiamo le situazioni che abbiamo vissuto? Che cosa il Signore ci ha detto e noi non abbiamo afferrato, meditato e accolto? Che cosa, purtroppo, abbiamo trascurato, dimenticato o addirittura contraddetto?». Monsignor Gervasoni ha sottolineato che «l’atteggiamento della Messa dell’ultimo dell’anno, mentre diciamo grazie al Signore per tutti i beni che ci ha dato e chiediamo perdono per tutii i mali che abbiamo commesso, ci dovrebbe insegnare l’atteggiamento di Maria, un atteggiamento che nel Vangelo troviamo più volte». Il Vescovo ha spiegato che Maria voleva imparare dal Figlio l’obbedienza al Padre, «voleva essere discepola del Signore ascoltando il Figlio».
TESTIMONI Il rendimento di grazie del cristiano in quest’ultimo giorno dell’anno «diventa una lode al Signore, perché nel bene che abbiamo potuto fare si è manifestata la gloria di Dio, altrimenti si è manifestato un tentativo di affermazione della nostra gloria, il disastroso esito di un nostro capriccio». Nella parte conclusiva della sua riflessione, il Vescovo ha invitato ad un esercizio spirituale: «rileggere il tempo come occasione che Dio ci dà per narrare il bene che Egli ci vuole, il bene che Egli vuole che noi, in nome suo, testimoniamo agli altri e constatare che quando facciamo davvero così il mondo diventa migliore». Perchè questo è un processo che noi non comandiamo: «noi siamo messi al mondo da Dio e dal mondo da lui saremo tolti». Monsignor Gervasoni ha ricordato che «il Signore ci ha dato questa grande possibilità, che è la nostra esistenza, è l’unica possibilità che abbiamo. Noi siamo questa possibilità e ce la dobbiamo giocare bene. E per giocarcela bene dobbiamo essere testimoni dell’Amore di Dio».
Carlo Ramella

