25 Dicembre 2025

Messa di Natale: «Amare tutti è la cosa più bella»

Lasciarsi catturare dall’Amore di Dio, diventando suoi testimoni. È il mistero del Natale cristiano, il cui senso è oggi più che mai importante e necessario. In una società profondamente mutata e in crisi, il cuore e la mente dell’uomo ha bisogno di ritrovare la capacità di stupirsi dell’Amore di Dio, che si manifesta nel bambino piccolo e indifeso che si adora nella Notte di Natale e, in ragione di questo stupore, trasformarsi in testimone dell’Amore che ha mosso il Padre nel donare all’uomo il suo Figlio. In un atteggiamento di accoglienza.

UMANITÀ L’omelia di monsignor Maurizio Gervasoni nella “Notte santa” è stata una guida ad una contemplazione del Bambino capace di far ritrovare all’uomo il senso della sua umanità, un’umanità che affonda la sua ragione in Dio, una ragione da scoprire e riscoprire ogni giorno. Ma come? «La preghiera – ha detto il Vescovo – è riconoscere lo Spirito di Dio che cambia il nostro cuore». Per questo bisogna intendersi, innanzitutto su cosa sia la preghiera. «La preghiera – ha precisato mons. Gervasoni – non è un insieme di parole da dire, ma è un atteggiamento: quello di chi si lascia stupire, di chi scruta con curiosità, di chi guarda con profondità nel proprio cuore per rilevare che il nostro comportamento, il nostro agire non corrisponde con ciò che comprendiamo essere il nostro vero bene».

vigilia natale in cattedrale

GIOIE EFFIMERE Non è facile, però. Basta guardare a cosa è diventato il Natale: una notizia nelle pagine di Economia e Finanza. La preoccupazione è per quanto spenderemo, quanto mangeremo, dove andremo a passare i giorni di festa. Rispetto al passato, quando si viveva una situazione di indigenza e il problema era la sopravvivenza, oggi «viviamo un’economia evoluta, finanziaria – ha proseguito il Vescovo – abbiamo molti beni, confondiamo la realtà virtuale con quella reale e preferiamo la prima e la cambiamo quando vogliamo, siamo abituati a godere da soli di molte possibilità che in passato non esistevano neppure. Siamo diventati sciocchi e distratti, per questo facciamo fatica a capire il Natale». La nostra vita è piena di eventi, ma effimeri, gioie che passano e devono continuamente cambiare perché altrimenti non ci soddisfano. Il Natale cristiano, invece, ci richiama all’Amore profondo, quello per cui Dio ha sacrificato suo Figlio, mandandolo in mezzo agli uomini a condividere la loro condizione. Lo ha fatto nascere nella povertà e lo ha destinato alla croce. Significa che «i cristiani non sono i discepoli di un re potente che toglie il male dalla terra – ha proseguito il Vescovo – ma discepoli che devono aspettare con perseveranza», perché il Dio di Gesù Cristo

«è quello che converte i cuori. Bisogna imparare ad amare come lui ci ha amato».

Cioè, bisogna entrare in una logica di servizio. «Per fare il bene bisogna faticare, perché l’Amore di Dio accade sulla terra nella testimonianza dell’amore degli uomini».

AMARE TUTTI È questo il senso dell’Emanuele, il “Dio con noi”. «Dio – ha detto mons. Gervasoni – ama attraverso la nostra testimonianza e la nostra testimonianza può essere vissuta profondamente quando si lascia attraversare da Dio, quando cerchiamo il bene, non il nostro interesse, quando riconosciamo nell’altro una provocazione al bene». Una provocazione che noi percepiamo quando ci troviamo davanti al Bambino Gesù: «è un piccolo simbolo di quella cosa grande che è l’Amore di Dio, un Amore che ti prende – ha detto il Vescovo – non sei tu che fai». Nel Natale c’è già il senso della Pentecoste. «Lo Spirito di Dio abita il cuore degli uomini che riconoscono l’Amore di Dio e si lasciano guidare e fanno come Gesù, trasformando la loro vita in obbedienza al Padre». La riflessione del Vescovo è stata un accorato invito a lasciarsi affascinare dallo Spirito del Signore. «Lasciate – ha detto mons. Gervasoni – che vi convinca profondamente nel cuore che amare tutti è la cosa più bella che il Signore ci possa donare».

Carlo Ramella

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