«Fare bene il bene». È il titolo del percorso di formazione permanente del clero diocesano per l’anno pastorale 2026-2027. Con il cammino dello scorso anno, dedicato alle relazioni tra preti, abbiamo sostato dentro una realtà delicata ma molto concreta, riconoscendo come molte fatiche del ministero non dipendano soltanto dai cambiamenti culturali, dalla diminuzione numerica del clero o dalla crescente complessità pastorale. Talvolta esse attraversano anche il nostro modo di vivere la fraternità sacerdotale: le solitudini non dette, le difficoltà della collaborazione, le diffidenze, la fatica della fiducia e della condivisione.

Dalla consapevolezza che la fraternità presbiteriale è una forma della testimonianza evangelica, nasce il passo ulteriore proposto quest’anno. Le relazioni tra presbiteri, infatti, incidono anche sul modo con cui vengono esercitati il governo pastorale, l’autorità, la corresponsabilità e il discernimento nelle comunità. La domanda diventa allora più ampia: come possiamo abitare evangelicamente anche le strutture della Chiesa? Le Unità Pastorali, la diminuzione del numero dei sacerdoti, la necessità di una maggiore corresponsabilità dei laici e la crescente complessità delle realtà ecclesiali chiedono non semplicemente nuovi modelli organizzativi, ma una vera conversione dello stile pastorale. Il rapporto tra spiritualità e istituzione, fraternità e governo, autorità e servizio diventa così uno dei luoghi nei quali verificare concretamente la nostra capacità di «fare bene il bene». Il percorso 2026-2027 cercherà di affrontare queste questioni mantenendo lo stile sperimentato negli ultimi anni: non semplicemente lezioni frontali, ma provocazione biblica, metodo seminariale, conversazione spirituale, confronto sull’esperienza e lavoro laboratoriale su situazioni pastorali concrete.
Il cammino prenderà avvio giovedì 15 ottobre all’oratorio di Garlasco, con l’incontro inaugurale dedicato alla «diocesanità» come cuore del ministero e all’identità spirituale del presbitero all’interno di una Chiesa particolare. Gli incontri successivi si terranno presso Casa Madre di Mortara. Non si tratta dunque soltanto di apprendere tecniche migliori di organizzazione o di governo. La questione rimane profondamente spirituale. Anche il modo con cui decidiamo, organizziamo, amministriamo, collaboriamo ed esercitiamo l’autorità dice qualcosa del Vangelo che annunciamo. «Fare bene il bene» significa allora riconoscere che non siamo chiamati semplicemente a svolgere un ministero, ma a custodire il bene che il Signore affida alla sua Chiesa, imparando ogni giorno a farlo con sapienza evangelica.
don Gianluca Zagarese

