«Addio mia barba diletta»: scriveva così, nel settembre del 1941, il beato Teresio Olivelli, ammesso alla scuola ufficiali di Lucca e per questo costretto a radersi.
LA CERIMONIA È una testimonianza di un Olivelli ironico, brillante anche nella scrittura, quella che arriva dal carteggio con lo zio don Rocco Invernizzi: giunto a Lucca alle 21 del 1 settembre, il futuro beato è obbligato a uniformarsi alle regole della scuola, tagliandosi quindi quella barba che il giorno seguente invia allo zio come ricordo, tessendone via lettera un panegirico poetico e scherzoso. Conservata dai familiari, insieme ad un ciuffo di capelli tagliati dalla mamma quando era piccolo, costituiscono le uniche reliquie ex corpore del beato, il cui corpo è stato cremato nel lager dopo l’uccisione. Proprio quel ricciolo di barba domenica 8 febbraio è stato accolto dai fedeli della parrocchia del Sacro Cuore di Vigevano, in occasione della memoria della Beatificazione avvenuta il 3 febbraio 2018. Alle ore 11.15 le reliquie del Beato sono state celebrate dalla comunità di corso Genova con una messa presieduta dal vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni.
Attualmente, il grosso della barba del Beato si trova in Duomo, mentre la maggior parte dei capelli a Mortara.
LA LETTERA Il tono della missiva, volutamente e ironicamente ampolloso, restituisce un’immagine quotidiana del giovane Olivelli, in quel momento in procinto di entrare ufficialmente nella alla Scuola Allievi Ufficiali di Lucca, arma di artiglieria, specialità alpina, quale aspirante allievo. «Così aliena nei tuoi riccioli dall’istricume dei capelli, fiore dei miei vent’anni, orgoglio della milizia, decoro dell’Alpe, maturata fra le incomprensioni e le derisioni, con quanta passione nutrita e imposta! – si legge nella lettera datata 2 settembre e spedita allo zio sacerdote – Le mie mani irrequiete ti pascevano compiaciute, riconoscenti carezze, e tu davi gravità d’anni e d’accenti al mio sembiante. Addio! Tagliata la barba, l’antico volto rinacque. Pareva mio fratello minore: smunto per poco sole. L’accolsi con non dimentica comprensione. Lo porterò con me fino alla fine del corso». Olivelli sarebbe poi stato incorporato nella 5^ batteria Artiglieria alpina: il primo passo di un percorso che l’avrebbe condotto a una vita al servizio degli altri, fino al suo martirio nel lager di Hersbruck il 17 gennaio 1945.
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