Una messa crismale, quella di giovedì 2 aprile in Duomo a Vigevano, che ha coinciso con alcuni anniversari di sacerdozio: 55 anni per monsignor Gianfranco Zanotti e per don Felice Locatelli, 50 per monsignor Vincenzo Di Mauro e padre Gianbattista Carnevale Garè, 25 per don Carlo Brivio, don Enea Cassinari e don Giacomo Chiarello.
IL CUORE DEL GIOVEDÌ La messa crismale è il cuore del Giovedì Santo, ma non ha il tono raccolto e notturno della Cena del Signore: qui c’è luce piena, voce corale, una Chiesa che si mostra intera. I sacerdoti della diocesi si ritrovano attorno al vescovo Maurizio Gervasoni e rinnovano le promesse fatte nel giorno lontano dell’ordinazione. Poi gli oli vengono benedetti: l’olio degli infermi, quello dei catecumeni, e il crisma profumato, denso, destinato a segnare fronti, mani, altari. Una celebrazione toccante, animata dalla corale diretta da don Paolo Lobiati, con una partecipazione di fedeli più numerosa dell’anno scorso. E proprio al 2025 il Vescovo ha fatto riferimento nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo di Luca in cui Gesù, leggendo il rotolo del profeta Isaia nel tempio a Nazareth, annuncia il compimento dell’anno di grazia: «Dopo il giubileo della speranza, viviamo ora l’ottavo centenario della morte di san Francesco. Un “transito” che anche in questa occasione celebriamo come anno giubilare, anno di grazia. Ma questa grazia è Gesù stesso, che a Nazareth invece viene respinto, perché i suoi compaesani si aspettano dei miracoli. Francesco è configurato a Cristo non perché nella sua vita — non piacevole ma piena di dolori, delusioni e tradimenti subìti— ha fatto miracoli, ma perché con il progressivo morire del suo corpo si è abbandonato al Padre.
La morte diventa sorella, separa dalla passione e apre le porte alla resurrezione. È proprio col transito finale di Gesù e di san Francesco che si compie l’anno di grazia.
ANNO DI GRAZIA Una grazia lunga una vita intera, che san Francesco ha trascorso in mezzo ai poveri. «In questo anno speciale — ha concluso monsignor Gervasoni — Gesù può finalmente agire con amore, dandoci uno sguardo nuovo che si realizza nel dare la nostra vita per gli altri. L’abbandono al Padre per amore: questa è la vera salvezza. Se Gesù non fosse morto, la salvezza non ci sarebbe stata. Cristo si è progressivamente spogliato di tutto, come san Francesco ha fatto dopo di lui. La preghiera francescana “O alto e glorioso Dio” ci accompagni in questa settimana santa».
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