Nella cornice della festa di Sant’Ambrogio, quest’anno anticipata perché il 7 dicembre cade di domenica, il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, ha incontrato i sindaci della Lomellina con la calma di chi apre una porta e invita a sedersi,
per continuare un dialogo che negli ultimi anni è cresciuto, diventando amicizia e responsabilità condivisa.
CONTINUARE UN DIALOGO Il tema dell’abitare, affrontato nel percorso formativo svolto insieme nei mesi passati, è tornato come un’eco buona. Il Vescovo lo ha definito «una vedetta mandata in avanscoperta», per guardare oltre le scadenze amministrative e ritrovare il cuore del mestiere di sindaco: occuparsi della vita concreta di famiglie e comunità che chiedono solo una vita buona. Da quella riflessione nascerà un nuovo ciclo di incontri anche per il prossimo anno. L’incontro ha poi preso una piega più ampia, quasi sospesa, quando il presule ha raccontato il suo viaggio recente in Terra Santa con gli altri vescovi lombardi. Ha parlato di un’umanità ferita che continua a respirare tra pietre antiche e confini armati: «Lì ho toccato con mano un conflitto che si è trasformato in odio viscerale». Da una parte Israele, forte del proprio Stato e di un’identità religiosa profonda; dall’altra i Palestinesi, frammentati, deboli, ma uniti da un’avversione che ormai sostituisce ogni prospettiva di dialogo. La vita, ha detto, si regge su un filo teso tra paura e desiderio di vendetta. «La legalità è quella delle armi», e i più poveri restano i primi a pagare.

I CRISTIANI IN TERRA SANTA In questo quadro, paradossalmente, i cristiani — minoranza senza poteri, senza eserciti, senza protezioni politiche — diventano un punto possibile di incontro: attraverso scuole, opere di carità, ospedali, il loro impegno «offre ancora spazi di dialogo, brandelli di giustizia, piccole oasi di pace». Da quel viaggio il monsignor Gervasoni ha tratto una lezione amara che riguarda anche noi. Una democrazia ridotta a formalità burocratica e regolamenti sempre più rigidi rischia di trasformarsi in un guscio senz’anima; allo stesso modo, cittadini ripiegati solo sui propri interessi dissolvono il tessuto comune. «Regole severe e fiducia nel capo per ottenere la massima libertà personale» è, ha ammonito, il paradosso che abita le società contemporanee, urbanizzate e anonime. Quando la vita sociale si svuota, resta solo la forza.
PARTECIPAZIONE E INCLUSIONE Il Vescovo ha evocato anche la «tentazione subdola del controllo digitale», capace di trasformare il sogno di libertà in una forma nuova di tirannide. La violenza diventa la scorciatoia, la diversità fa paura, la fiducia appare un lusso: scenari che in Terra Santa sono già realtà, ma che fanno eco ovunque. Da qui le sue due consegne ai sindaci: la prima è coltivare una partecipazione reale, fatta di incontri e corresponsabilità; la seconda è un’inclusione che non sia formalità, ma ricerca sincera di regole giuste, capaci di frenare la corsa al successo personale.
L’attenzione agli ultimi è il vero farmaco della democrazia,
ha ricordato. E nel finale, come una candela accesa nella penombra, monsignor Gervasoni ha riportato tutti al Natale ormai vicino. «La pace nasce accogliendo un bambino povero appena nato», ha detto. È nell’umiltà di quel gesto — nell’aprire lo spazio al dono — che ogni comunità può ritrovare un nuovo inizio, una direzione meno fragile e più umana. L’incontro si è poi spostato in cattedrale, dove i sindaci hanno celebrato il loro Giubileo, accompagnati dal dono dell’olio per la lampada di Sant’Ambrogio, offerto quest’anno dal presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli. Un segno semplice, che profuma di luce e di responsabilità condivisa.

«Prendere esempio da Ambrogio, costruttore di comunità»
CEFFA «Ambrogio è stato un vero costruttore di comunità, e la sua figura dev’essere uno specchio per noi sindaci». Così il primo cittadino di Vigevano, Andrea Ceffa, nel suo intervento in municipio per il tradizionale incontro tra i Vescovo e gli amministratori del territorio, in occasione della ricorrenza di sant’Ambrogio, co-patrono della città ducale e patrono della diocesi. «Ho ancora un po’ di influenza — ha esordito Ceffa, schiarendosi la voce — ma non potevo saltare Sant’Ambrogio per due anni di fila». Un riferimento agli arresti domiciliari ai quali il sindaco di Vigevano era stato sottoposto dai primi di dicembre del 2024.
I sindaci, che sono un po’ dei “parroci laici”, devono avere tre principi: l’integrità, che vuol dire anche saper dire di no in certe situazioni; la difesa dei più deboli; una guida etica, come lo fu sant’Ambrogio per sant’Agostino, che permetta di camminare mano nella mano.
Sia Ceffa che il presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli, hanno ricordato che, come diceva Pio XI con parole spesso erroneamente attribuite a Paolo VI, «la politica è la più alta forma di carità».
PALLI Nel suo saluto a nome dei 185 sindaci della Provincia, il presidente Palli si è soffermato sulla parola “insieme”, per sottolineare l’importanza del lavoro di squadra nei vari settori, dal turismo di prossimità all’agricoltura, al manifatturiero: «Quello dei sindaci è un percorso a volte eroico, per la costruzione del futuro partendo dagli ultimi. La carità è il criterio con cui misurare le priorità nelle scelte: le aree interne, le periferie esistenziali di giovani, anziani, famiglie, il lavoro sempre più condizionato dall’intelligenza artificiale. L’olio che porterò all’altare è un gesto di tutti, simbolo dell’impegno condiviso che mi permette di considerare mio vicino anche l’avversario politico, per costruire insieme il futuro della nostra provincia».
«Dio guarda il cuore, non l’estetica», l‘omelia del Vescovo

«Il Signore non guarda all’estetica, ma al cuore». Le parole dal libro di Samuele, che illustrano la scelta a parte di Dio di ungere re il pastorello Davide, riassumono il percorso di sant’Agostino, che passando dalla retorica (l’antica arte di convincere) si trovò a ricercare la verità e a giudicare le situazioni partendo dai principi eterni. Un percorso che lo portò a Milano dal vescovo Ambrogio, come ricordato anche venerdì sera in Duomo a Vigevano nello spettacolo teatrale “Uomini liberi” con Giacomo Poretti.
«Agostino si rende conto presto che il cuore non ha a che fare con le grandi idee collettive — ha detto il vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni, durante la messa per il Giubileo dei sindaci, sabato mattina — e a Milano trova Ambrogio, convinto della bontà del diritto, del comportamento morale. Una scelta non tanto estetica, ma etica. È da qui che la spiritualità parte per plasmare la persona. E Agostino formula un pensiero: “Credo per capire”.
Questo gli permette di rileggere tutto con l’esperienza della grazia, e di affidarsi a Dio con maggior ragione. Per Ambrogio il compito di governare consiste nel costruire la giustizia non sull’uomo, ma su Dio.
Da qui la consapevolezza che purtroppo non è possibile un sistema giusto a livello umano. «Il pensiero individuale per sant’Agostino nasce dalla libertà, non dall’arbitrarietà, ed è segno dell’amore di Dio, che in Cristo trova il fondamento più vero. Per dare il vero impulso della libertà serve il cuore della speranza in Dio. La certezza della speranza viene prima di chiedere, non dopo. La carità che illumina tutti, animi il nostro cuore nel fondamento della speranza».
Davide Zardo

