|
Per la conclusione dell'Anno Sacerdotale
Carissimi sacerdoti,
a conclusione dell’Anno Sacerdotale, sento il bisogno di inviarvi queste parole, perché sentiate il Vescovo particolarmente vicino.
L’Anno speciale appena terminato è stato un evento ricco di grazia per ciascuno di noi. Lo Spirito Santo, nostro Maestro interiore, in molti modi ci ha sollecitati a sentire il desiderio della santità, facendo risuonare in noi le Parole di sempre, ma cariche di nuovo fascino: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). Siamo sacerdoti, perché Gesù ci ha scelti e assimilati a Sé, chiamandoci a stare di fronte alla comunità come “coloro che servono” (cfr Lc 22,27).
Il nostro sacerdozio è dono e mistero. Dono di Dio, che ci rende certi del suo amore per noi. Ma anche mistero della nostra libera scelta di seguirlo e di rispondere personalmente alla domanda accorata che Gesù rivolge a Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Dobbiamo sempre ricordarci che questo è il quesito fondamentale che ognuno di noi deve sentirsi chiamato a rivisitare ogni giorno, chiedendoci se davvero vogliamo bene a Gesù, frequentandolo nella preghiera costante e nell’ascolto prolungato delle Scritture, celebrandolo con passione nel Mistero Eucaristico, incontrandolo con regolare fedeltà nella riconciliazione, impersonandolo con coerenza nel “lavorare per il vangelo”.
Mi viene alla mente l’appassionata preghiera di Gesù: “Tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).Cerchiamo di rimanere uniti! e di sentirci parte dell’unico presbiterio della Chiesa Vigevanese, solo così faremo seriamente vedere Gesù e il nostro popolo crederà sempre più in Lui. Andiamo oltre ogni divisione e diffidenza, gareggiando nello stimarci a vicenda!
Da parte mia non posso che assicurarvi la mia stima sincera e la mia preghiera costante; e insieme a San Paolo, vi dico: “Parlo a voi come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore” (2 Cor 6,13). Sono certo che saremo sempre più un presbiterio vivo!
Perché tutti possiamo riprendere fiducia e nuovo slancio apostolico, vi voglio ricordare infine le parole dette da Benedetto XVI nell’omelia di venerdì, 11 giugno 2010: “Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua; questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola sacerdozio”. Questa audacia di Dio si esprime in ciascuno di noi.
Affidiamoci allora a Maria, pregando così insieme al Santo Padre: “Madre Immacolata… ottienici l’inestimabile dono della trasformazione in Cristo… Preservaci con la tua purezza, custodiscici con la tua umiltà e avvolgici col tuo amore materno, Madre della Chiesa. Noi, sacerdoti, vogliamo essere pastori che non pascolano se stessi, ma si donano a Dio per i fratelli, trovando in questo la loro felicità. Non solo a parole, ma con la vita, vogliamo ripetere umilmente, giorno per giorno, il nostro "eccomi". Madre nostra da sempre, non ti stancare di "visitarci", di consolarci, di sostenerci. La tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo!”(Benedetto XVI, Fatima, 12 maggio 2010).
Saluto tutti voi con affetto paterno.
Dal Palazzo Vescovile, 17 giugno 2010
+ CLAUDIO BAGGINI
Vescovo
|