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MONSIGNOR FISICHELLA E LA CARITAS IN VERITATE PDF Stampa E-mail


MONSIGNOR FISICHELLA E LA CARITAS IN VERITATE: LO SVILUPPO PARTA DALL'UOMO
La carità nella verità. Per vivere bene. Ma anche, parafrasando San Paolo, la verità nella carità. Forse è una sintesi azzardata, per raccontare lo stimolante momento culturale di sabato mattina al teatro Cagnoni, con un relatore d’eccezione: monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense e presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Un incontro, organizzato da don Paolo Ciccotti, direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale, in collaborazione con l’amministrazione comunale, finalizzato a leggere criticamente la recente enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”.
E spunti, originali chiavi di lettura e preziosi suggerimenti non sono mancati. Monsignor Fisichella ha iniziato ad affrontare l’argomento richiamando alla memoria le più importanti encicliche della storia in materia sociale, a partire dalla celeberrima “Rerum Novarum” del 13 maggio 1891 di Papa Leone XIII, “vero e proprio terremoto sia in ambito ecclesiale che sociale, dove si teorizza la necessità di non perdere mai di vista la dignità della persona nell’ambito del lavoro”.
Un concetto fondamentale che viene poi ripreso da Pio XI con la “Quadragesimo anno”, da Giovanni XXIII con la “Mater et Magister”, da Paolo VI con la “Populorum Progressio” e la “Octogesima adveniens”, fino ad arrivare alle tre encicliche sociali di Giovanni Paolo II: la “Laborem exercens”, la “Sollicitudo rei socialis” e la Centesimus annus”.
Un percorso che affina la concezione stessa di sviluppo, sottolineando sempre più la centralità della persona in tutti i suoi aspetti. Per Monsignor Fisichella “lo sviluppo deve partire da un umanesimo integrale che ponga la questione sociale come questione antropologica. La grande novità dell’enciclica di Papa Benedetto XVI è quella di recuperare un sapere unitario”. Ed è proprio a partire da queste premesse che la giustizia diventa la prima via della carità.
Secondo il presule romano “la crisi attuale è la conseguenza di una profonda emotività nei giudizi. Occorre inoltre una lettura culturale rinnovata dove economia e finanza operino nel rispetto e nella trasparenza. Il mondo – sottolinea monsignor Fisichella riprendendo Paolo VI – soffre per la mancanza di pensiero. Serve una nuova progettualità che sia sintesi, carica della ricchezza del passato e forte delle conquiste tecnologiche del presente”.
Da qui il richiamo ad un’istanza etica, per arginare la schizofrenia di alcuni aspetti del mondo contemporaneo”. L’esempio della Spagna, che fa leggi per difendere lo scimpanzè e per anticipare l’aborto, è emblematico. Secondo il rettore della Pontificia Università Lateranense “i veri problemi del futuro riguarderanno la genetica.
E’ in questa prospettiva che la gratuità e l’esperienza del dono devono diventare un orizzonte che apre al trascendente”.
Altrettanto interessante il dibattito seguito all’intervento di oltre un’ora dello stimolante relatore, amico del nostro vescovo, che ogni tanto lo invita a venire a Vigevano a tenere momenti di riflessione.
La prima domanda è stata di un giovane studente: “se io fossi gravemente malato non vorrei nascere”. Come rispondere? Monsignor Fisichella ha raccontato l’esperienza di Lucio, un ragazzo che ha trascorso la sua vita, durata solo 18 anni, su una sedia a rotelle. “Se avessi dovuto scegliere se nascere o meno – aveva confidato all’allora don Rino - non avrei avuto dubbi. Avrei scelto la vita”.
A chi chiedeva lumi sulla cooperazione, su quel qualcosa in più che deve offrire il lavoro, su un futuro senza giovani, il presule ha invitato, ribadendo i concetti espressi nel corso del suo intervento, “a mettere al centro la persona e la sua capacità relazionale”.
All’insegnante che chiedeva come formare oggi i giovani, apparentemente disinteressati, una risposta altrettanto chiara: “Non è vero che i giovani non ci ascoltano. Bisogna essere persone credibili. Se non si è credibili non si riesce a formare”.
Un appello infine al dialogo a 360 gradi: “Non è detto che chi non crede in Dio non creda in una dimensione spirituale. Il viandante, che conosce la meta, deve accompagnare, con la forza della ragione, l’errante”.

UN INVITO AD ALZARE LO SGUARDO
Un’enciclica che salva la ragione da cui scaturisce il lavoro. Luca Sormani legge così, in estrema sintesi, l’enciclica di Benedetto XVI. “C’era un bisogno reale - dice - di una riflessione che permetta ad ogni uomo di comprendere che la fatica ha un senso”. Lo stupore di fronte alla bellezza della “Caritas in veritate” oscilla, nella lettura di Luca Sormani, tra l’idea dello sviluppo come vocazione, un’idea che dà respiro all’azione al di là del tecnicismo, e la definizione del lavoro inserito in un contesto interpretativo di responsabilità.
“Questa enciclica salva la ragione da cui scaturisce il lavoro” commenta Sormani. E mai come in questi anni ce n’era bisogno. “Nessuno ha le ricette della crisi che stiamo vivendo - prosegue Sormani, ma anche nessuno va alla fonte dei problemi: lo fa Benedetto XVI in questa enciclica, che ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo economico”.
Secondo Sormani, che è referente locale della Compagnia delle Opere, “il bisogno aguzza la sensibilità. E questa enciclica ha avuto l’effetto di spingerci a deporre per un momento gli arnesi dei rispettivi mestieri e alzaro lo sguardo a considerare le ragioni vere del lavorare”.
Certo, resta ancora molto da fare. La riflessione del papa sui temi dell’economia, della finanza e del lavoro non ha ancora prodotto un massiccio sforzo di coerenza, ma ha provocato uno scuotimento delle coscienze destinato a cambiare le situazioni. Sormani ne è convinto.

UN GIUDIZIO NUOVO
un dono grandissimo. Questo il pensiero di don Paolo Ciccotti, responsabile della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi. “Come ho detto sabato, al termine della relazione, mentre Fisichella spiegava, con chiarezza e precisione, l'enciclica del Papa, sentivo crescere il desiderio di consegnarmi totalmente al "giudizio nuovo" della Caritas in veritate. Così credo sia stato per molti dei presenti - ha commentato don Paolo - Sono molto contento della partecipazione non solo numerosa, ma anche attenta. La conferma si è avuta nelle domande che sono state rivolte al relatore. Credo di non sbagliarmi nel dire che le cose dette sono andate dritte al cuore. Dire cosa più mi ha colpito è difficile - ha continuato - certo la grande insistenza sul fatto che la questione sociale è diventata questione antropologica. Sono convinto che l'enciclica ha molto da dirci, per questo abbiamo ipotizzato un percorso di approfondimento delle tematiche. Vorremmo mettere in dialogo col testo papale il mondo del lavoro in generale e dell'imprenditoria in particolare. Questo desiderio di approfondire i temi dell'enciclica è nato dentro un'amicizia nata con alcuni della Confartigianato e della Compagnia delle Opere e ci siamo detti: perché non ci ritroviamo invitando a questo lavoro tutti coloro che ci stanno? La sfida è lanciata”.


LA CENTRALITA' DELLA PERSONA GENERA BENESSERE E PROGRESSO
Un incontro che è stato anche tappa fondalmentale di un percorso iniziato da tempo. Questa l’opinione di Angelo Zanutto, Direttore Generale del Credito Cooperativo.
“Ho partecipato con interesse sia per il coinvolgimento che ha in me generato l’ enciclica, sia perché ho avuto la fortuna di incontrare Monsignor Fisichella, presso la Pontificia Università Lateranense, alcuni anni fa. L’incontro, che si è svolto con alcuni esponenti del Credito Cooperativo lombardo, portatori dei saluti dalla sua Codogno, è stato per me indimenticabile. Avevo fatto presente al prelato che le Casse Rurali, oggi Banche di Credito Cooperativo, sono nate e si sono sviluppate sulla spinta dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. In risposta Fisichella mi ha spiegato che il monumento situato di fronte all’ingresso dell’Università Lateranense rappresenta proprio la Rerum novarum. E proprio la Caritas in Veritate riafferma la modernità e la lungimiranza dell’enciclica del 1891. Monsignor Fisichella, dimostrando, ancora una volta, la sua preparazione, ha illustrato, con capacità espressiva unica, il messaggio dell’enciclica del Papa: si è soffermato a sottolineare la forza e l’attualità della Dottrina Sociale della Chiesa evidenziando principi e valori universali che appatengono a credenti e non. Personalmente mi sono appuntato alcuni dei richiami al testo che mi hanno colpito di più: la carità eccede la giustizia, senza verità l’amore diventa un guscio vuoto, l’essenza della verità è data dall’amore e le citazioni alla Solidarietà e Sussidiarietà, all’esperienza del dono e della gratuità, all’etica, alla centralità della persona e al bene comune. Ho riletto l’enciclica, approfondendo gli appunti, ritrovando valori ai quali si sono ispirati coloro che, in questi anni a Vigevano, hanno opeato, con gratuità, per costituire, presso lo stesso Teatro Cagnoni, la Banca di Credito Cooperativo di Vigevano.
Le Casse Rurali, nate alla fine del’800 dopo oltre centoventi anni di storia, continuano a crescere e ad espandersi mentre grandi realtà bancarie del 900 sono scomparse. I principi della solidarietà e della sussidiarietà stanno vincendo sul tema del profitto: il bene comune sta producendo sviluppo economico superiore a quello prodotto dall’interesse individuale.
La centralità della persona genera successo e sviluppo economico, per questo i soci della la Banca di Credito Cooperativo di Vigevano hanno approvato uno statuto sociale che all’articolo 2 recita: “La Società ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione, l’educazione al risparmio e alla previdenza, nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera. La Società si distingue per il proprio orientamento sociale e per la scelta di costruire il bene comune. E’ altresì impegnata ad agire in coerenza con la Carta dei Valori del Credito Cooperativo e a rendere effettivi forme adeguate di democrazia economico-finanziaria e lo scambio mutualistico tra i soci”.

RICHIAMO ALLE RESPONSABILITA'
Etica ed ecologia del lavoro. Questi gli spunti sui quali riflettere alla luce di quanto esposto da Monsignor Rino Fisichella durante l’incontro di sabato 23 gennaio. “Confartigianato, a livello nazionale, ha promosso da tempo la realizzazione di un forum dei movimenti di ispirazione cattolica come Coldiretti e Cisl, al fine di sviluppare riflessioni che portino a qualcosa di concreto e applicabile al mondo del lavoro - ha commentato Carlo Ornati, Segretario di Confartigianato Imprese Lomellina - Certo l’appuntamento con Monsignor Rino Fisichella è stato vero e proprio spunto per un ulteriore percorso di riflessione”. Un progetto di crescita e sviluppo è già ben consolidato grazie alla collaborazione con la Pastorale sociale e del lavoro di cui è responsabile don Paolo Ciccotti e con la quale saranno condotti altri eventi.
“Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere qualche nostro imprenditore per confrontarci sul modo in cui si potrebbero applicare i proncipi e i valori contenuti nell’enciclica nel mondo del lavoro che ogni giorno viviamo - ha continuato Ornati - L’incontro con Monsignor Fisichella è stato davvero significativo, soprattutto perchè rivolto anche all’impegno che tutti, anche i piccoli imprenditori, devono mettere nel sociale, spunti alla base del lavoro di tutti. Per il prossimo appuntamento di confronto e riflessione, il 6 marzo, stiamo raccogiendo testimonianze di piccoli imprenditori che possano essere spunti per il confronto con altre realtà”.
Socializzazione del lavoro e applicazione dei principi etici al lavoro, come espresso anche e soprattutto da papa Benedetto XVI, sono obiettivi che vanno perseguiti attraverso un impegno e un confronto costanti.

 
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