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MUSEO PDF Stampa E-mail

Piazza Sant’Ambrogio 14 – 27029 Vigevano (PV)
sabato dalle ore 15.00 alle 18.30
domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30

Direttore: Mons. Enzo Luigi Cacciabue (038182520)
Conservatore e responsabile della didattica: dr.ssa Nicoletta Sanna (3381581977)
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La Storia

Il Museo del Tesoro del Duomo viene inaugurato negli anni ’70, ma i locali che lo ospitano sono quelli dell’antica Sagrestia superiore, che sin dalle origini hanno custodito gli splendidi oggetti oggi esposti. Il nucleo fondamentale del Museo proviene dalla donazione di Francesco II Sforza alla novella Diocesi di Vigevano nel 1534.

 

Nel 1529 Francesco II Sforza riusciva, grazie all’intercessione di Papa Clemente VII, a riavere il ducato di Milano ed ottenere il perdono di Carlo V, che, dopo averlo posto sul trono ducale nel 1521, glielo aveva tolto quattro anni più tardi accusandolo di tradimento per la congiura ordita dal suo consigliere Gerolamo Morone. Qualche mese dopo, Francesco ottenne dal pontefice anche che la sua città natale, Vigevano, assurgesse alla dignità di Diocesi e di città, realizzando quello che per anni era stato un sogno di suo padre: Ludovico il Moro. Recenti studi storici hanno infatti messo in luce un ambizioso progetto del Moro riguardante Vigevano e cioè l’erezione della città a sede vescovile allo scopo di creare con il vescovado “un ricco e prestigioso apparato ecclesiastico che potesse degnamente servire la corte, ormai pressoché stabilmente residente a Vigevano, e prevalentemente composto da uomini della corte” il disegno del Moro era quindi un’intera città, compresa anche la sezione ecclesiastica, che fungesse da ideale cornice alla sua corte. Molto importante fu l’ottenimento da parte di Francesco II anche del diritto, per sé e per i suoi eredi, di nominare personalmente i vescovi alla Cattedra di Vigevano.
Innumerevoli suppellettili d’argento, arazzi, preziosi corali miniati, quadri, arredi lignei e paramenti liturgici giunsero a Vigevano per ornare la Cattedrale ed ancora oggi costituiscono la parte più importante del Museo del Tesoro del Duomo. Il concetto di Tesoro, anche se non esattamente il termine, era già presente negli antichi documenti ed inventari redatti dopo la donazione di Francesco II, dove l’attenzione maggiore era però principalmente rivolta alle argenterie. Oggi restano dell'antica donazione solo otto oggetti del prezioso metallo, ma alcuni di questi, cioè la pace, la croce astile, il calice episcopale ed i pastorali sono indiscutibilmente i più prestigiosi e preziosi dell'intera elargizione e con le loro peculiari caratteristiche ne hanno qualificato l'insieme.

La Funzione

I beni culturali ecclesiastici sono patrimonio dell’intera comunità cristiana. Per il loro significato liturgico, sono ordinati specialmente al culto divino. Per la loro destinazione universale consentono a ciascuno di esserne fruitore senza diventarne il proprietario esclusivo. Il compito del Museo è quello di conservarli per favorirne una migliore conoscenza ed un adeguato utilizzo tanto nella catechesi quanto nella liturgia. Gli arredi destinati al culto costituiscono un capitolo dell’arte sacra che nasconde nel suo linguaggio semplice i problemi maggiori.
La storia degli oggetti è legata alla storia delle persone, alla volontà dei committenti, alle donazioni volute dai Vescovi, dalle fabbricerie, dai canonici e dai fedeli.
Nella suppellettile ecclesiastica rivivono le tradizioni antiche, la disciplina liturgica, le disposizioni canoniche ed una storia dell’arte ogni volta impegnata nell’elaborazione della materia e nell’invenzione della forma. Per comprenderne il significato, percorrendo le sale espositive, il visitatore dovrà cercare di ricomporre il quadro di un insieme più complesso e ritrovare la misura, lo stile e quell’elemento immaginoso che ha colpito nel segno e qualifica l’oggetto.
Nei paesi di antica tradizione cristiana il patrimonio storico-artistico, che lungo il corso dei secoli è andato continuamente arricchendosi di nuove forme interpretative ed è stato per intere generazioni privilegiato strumento di catechesi e di culto, deve oggi conservare un’importanza contestuale in modo che il manufatto nel suo valore estetico non venga distaccato totalmente dalla sua funzione pastorale, oltrechè dal contesto storico, sociale devozionale del quale è peculiare espressione e testimonianza.*

* Sintesi della Lettera Circolare “La funzione pastorale dei musei ecclesiastici” edita dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.

 

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