ambrogio


CONTINUA AD AFFIDARE A DIO LA CITTA’ E IL TERRITORIO DIOCESANO, COME RICORDA ANCHE UN DIPINTO
Alla vigilia dell’apertura di
un nuovo Sinodo diocesano,
che ha come tema
di consultazione le Unità pastorali,
credo non ci sia icona migliore
per descrivere questo momento
di vita ecclesiale, che
quella rappresentata dalla grande
tela presente nella nostra
Cattedrale, nella quale sant'Ambrogio
è raffigurato nell’atto di
raccomandare a Dio la città di
Vigevano e con essa tutta la
Chiesa diocesana. La tela un
tempo era collocata nei pressi
del vecchio battistero, sopra l’ingresso
di destra del Duomo, ed
era simmetrica alla tela dell’Assunta
collocata all’ingresso di sinistra.
L’accurata e rara raffigurazione
della città, che il Santo
sostiene aiutato dagli angeli, è
dipinta in monocromo rosso
mattone ed è riconoscibile dalle
mura e dalla torre del Bramante.
La vista non ha la pretesa di una
fedeltà topografica, ma rappresenta
iconicamente gli edifici più
significativi della città tra il XVI e
il XVII secolo. Tre angeli dalle
forme ampollose la sorreggono
insieme al Vescovo patrono,
che ha deposto alla presenza
dell’Altissimo mitra e pastorale.
Alcuni putti si affacciano in un
cielo con nuvole scure, ma
squarciato da una luce che
scende sul Santo e sulla città!
Diverse sono le ipotesi circa
l'identità dell’autore, che resta
comunque nell’ambito lombardo-
emiliano di fine Cinquecento
o inizio Seicento: qualcuno propende
per il Cerano (G.B. Crespi,
originario del comune omonimo)
o la sua scuola, altri invece
quella di Camillo Procaccini.
La tela, nonostante la paternità
non chiara, rimanda a un messaggio
molto attuale, richiamato
dalla vita di Ambrogio prima come
governatore, poi come Vescovo
di Milano e scelto come
Patrono della città di Vigevano e
della intera Diocesi. Ambrogio a
Milano fece il governatore solo
quattro anni, ma la sua opera fu
molto incisiva; era un uomo al di
sopra delle parti e dei partiti,
aveva costantemente l’occhio
rivolto al bene di tutta la popolazione,
non escludendo nessuno,
specialmente i poveri. Questo
atteggiamento gli guadagnò
non solo la stima, ma addirittura
l’affetto sincero di tutta la popolazione,
senza distinzioni. Possiamo
dire che fece così bene il
Governatore che il Popolo di Dio
(con l’imperatore e il Vescovo di
Roma, Papa Damaso) lo ritennero
degno di fare il Vescovo. E
la “promozione” non era cosa da
poco. Fatto vescovo, decise di
rompere ogni legame con la vita
precedente: donò le sue ricchezze
ai poveri, le sue terre e
altre proprietà alla Chiesa, tenendone
per sé solo una piccola
parte per provvedere alla sorella.
Consapevole della sua impreparazione
culturale in campo
teologico, si diede allo studio
della Scrittura e alle opere dei
Padri della Chiesa, in particolare
Origene, Atanasio e Basilio.
La sua vita fu sempre frugale e
semplice, le sue giornate dense
di incontri con la gente, di studio
e di preghiera. Ambrogio studiava
e poi faceva sostanza della
sua preghiera ciò che aveva studiato,
quindi, dopo aver pregato,
scriveva e predicava; questo
era il suo modo di porgere la Parola
di Dio al popolo. Lo stesso
Agostino d’Ippona ne rimase affascinato
tanto da sceglierlo come
maestro nella fede Ambrogio
visse e operò tutto per Cristo
e tutto per la Sua Chiesa. Il suo
amore a Cristo era inscindibile
dal suo amore alla Chiesa. Operare
per far crescere l’amore a
Cristo significava per lui lavorare,
soffrire, studiare, predicare,
piangere, rischiare la vita davanti
ai potenti del tempo per la
Chiesa, popolo di Dio, perché
Ambrogio era profondamente
convinto che “Fulget Ecclesia
non suo, sed Christi lumine” - La
Chiesa risplende non di luce
propria, ma di quella di Cristo -
senza dimenticare mai che
“Corpus Christi Ecclesia est” - il
Corpo di Cristo è la sua Chiesa -
quindi i fedeli possono benissimo
dire tutti: “Nos unum corpus
Christi sumus”. E per questi fedeli,
che sono la Chiesa, che è il
corpo di Cristo, e per amore di
Cristo presente nella Sua Chiesa,
Ambrogio vescovo si appassionò
e donò tutto se stesso!
Ora Sant'Ambrogio continui a
sostenere la nostra Chiesa vigevanese
che inizia questo cammino
sinodale, nel quale siamo
chiamati tutti a riscoprirci Chiesa
che si domanda cosa chiede
lo Spirito Santo a noi oggi!
don Mauro Bertoglio

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