BEATIFICAZIONE
DI PADRE FRANCESCO PIANZOLA

Sacerdote diocesano e Fondatore
delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace

A tutti i presbiteri e diaconi,
religiosi e religiose
fedeli laici
della Diocesi di Vigevano


Carissimi,
La Beatificazione del Ven. Pianzola compie l’attesa e realizza il desiderio che i Vescovi miei predecessori, Mons. Mario Rossi e Mons. Giovanni Locatelli, ed io stesso, abbiamo condiviso con sacerdoti e fedeli e, specialmente, con quanti, nel corso del tempo, hanno conosciuto personalmente il nostro “Beato” o hanno ricevuto il dono della sua testimonianza di vita sacerdotale attraverso la presenza missionaria delle sue suore chiamate dalla nostra gente “Pianzoline”.

Tutti invito a pregare con me perché l’evento della Beatificazione del nostro “Padre” Pianzola, sia soprattutto fecondo di rinnovamento spirituale e di slancio missionario. Possiamo affermare che la stessa santità di Don Pianzola è particolarmente caratterizzata da quell’accentuazione missionaria che in lui è diventata la specifica collaborazione data alla grazia per vivere in pienezza la vocazione sacerdotale, missionario oblato subito dopo la sua ordinazione presbiterale e poi fondatore di una famiglia religiosa di suore missionarie; una ragione in più perché, guardando a lui, ci premuriamo di crescere nella missionarietà, lavorando perché il Vangelo sia annunciato a tutti gli uomini, nel nostro territorio ma anche fino agli estremi confini della terra, impegnandoci, come lui, a vivere un rapporto intimo di amore con Gesù Eucaristia, perché soltanto per Lui, con Lui e in Lui, possiamo collaborare al compiersi della salvezza. Sappiamo che di un titolo soprattutto è andato fiero il nostro Padre Pianzola: Don Niente! Qui sta il segreto di ogni esito nella vocazione e nella missione: abbandonarci nelle mani di Dio, come bambini, con la materna intercessione di Maria Immacolata, perché il nostro “niente” diventi luogo in cui si compiono i miracoli della grazia.
D’altra parte non vorremmo correre il facile rischio di vivere soprattutto “emotivamente” la Beatificazione, senza che la nostra vita sia provocata alla riforma spirituale e interpellata al servizio del Vangelo. Essa, piuttosto, comporta per noi tutti un’assunzione di responsabilità: onorare la memoria di un Santo impegna ad esercitarci, nel nostro specifico stato di vita, nelle stesse virtù. Lo dico anzitutto a me e a voi, miei fratelli sacerdoti. Diventino nostre la spiritualità di Don Pianzola, uno di noi, che si è nutrito di contemplazione e di preghiera e la sua pastoralità vissuta nell’umile e gioioso servizio al Vangelo per cui ha davvero consumato la vita, spinto dal “motto paolino” che ha sentito particolarmente “suo”: “Non è per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!” (1Cor 9, 16).
Lo dico pure a voi religiosi e religiose, a voi persone consacrate a Dio, e specialmente a voi suore “pianzoline”: rendete visibile nella vostra vita, come lo fu nella sua, l’esperienza della vostra intimità con Dio nella preghiera e nell’adorazione di Gesù Eucaristia e la gioiosa immolazione della vostra vita per la causa del Regno di Dio, nell’abbandono fiducioso al suo amore e nell’umile generoso servizio della carità e dell’annuncio del Vangelo a tutti, e specialmente ai piccoli e ai poveri.
Lo dico, infine, a voi, carissimi giovani, porzione prediletta della missione sacerdotale di Padre Pianzola, a tutti voi sorelle e fratelli laici, che vivete in questa Chiesa, a Vigevano, a Mortara e a Sartirana, luoghi particolarmente significativi nella vita e nella missione del nostro Beato, e nei centri di questa fertile terra di Lomellina: in un momento di smarrimento dei veri valori, fate vostra la sua chiara testimonianza di fede con la coerenza delle scelte di vita, esortati dalle sue parole tratte dalla biografia del suo concittadino il B. Giovanni Andrea Mariani di Sartirana, scritta quando era ancora chierico nel 1903:“Quanto devono vergognarsi quei cristiani che vogliono la fede, ma la fede che Tertulliano chiama ‘fede dei tempi’ e non la fede dell’Evangelo! Si vorrebbe una fede della civiltà, della cultura moderna, che mantella tanti delitti e tanti ne produce da digradare la natura umana e buttarla nel fango! Ritorniamo alla fede dell’Evangelo che ha creato le virtù dei santi, traduciamo in pratica questa regola suprema di opere buone ed avremo la pace presso gli uomini e la misericordia presso Dio”. Sono parole nette che ci richiamano con decisione a quella radicalità evangelica che, sola, fa la “differenza” dei cristiani. La grazia della Beatificazione ci riporti su questo cammino che porta alla “misura alta”, eppure raggiungibile, della vita cristiana che è la santità.
Con grande affetto benedico tutti di cuore.

+ CLAUDIO BAGGINI
Vescovo

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